Una vita in missione

Suor Maria Borella: un viaggio dalla terra natale a Hong Kong

La canossiana clarense è scomparsa all'età di 95 anni, lasciando un'eredità di amore e servizio.

Suor Maria Borella: un viaggio dalla terra natale a Hong Kong

Le storie di vita straordinarie spesso sembrano provenire da un romanzo, racchiudendo in sé la storia del mondo e lo spirito di un’epoca. È così che si può descrivere la vita di Maria Borella, una suora canossiana originaria di Chiari, che ha attraversato le tragedie della guerra mondiale per giungere fino ai moderni grattacieli di Hong Kong, testimoniando il Novecento e i suoi eventi cruciali, dalla fine del colonialismo all’ascesa della Cina maoista.

Chiari ricorda suor Maria Borella, missionaria a Hong Kong

Suor Maria è venuta a mancare serenamente all’età di 95 anni il 12 giugno scorso, presso l’Istituto Canossiano di Hong Kong, dove ha vissuto come missionaria per circa settant’anni. «Per noi nipoti era semplicemente la nostra zia Suora. Ogni dieci anni, quando riusciva a tornare in Italia, era una grande gioia rivederla», raccontano i suoi numerosi nipoti, discendenti della famiglia Borella, composta da cinque sorelle e un fratello: Giuseppe, Pierina, Anna, Francesca, Caterina e Maria, insieme ai genitori Giulia Cavalleri e Giuseppe.

La sua lunga permanenza nell’ex protettorato britannico, oggi una regione amministrativa speciale della Cina, le ha permesso di apprendere un ottimo inglese e anche alcune frasi in mandarino. «Sempre sorridente, con modi gentili e un accento british, ci raccontava della vita a Hong Kong e delle sue alunne. Noi l’ascoltavamo affascinati, leggendo nei suoi occhi la gioia di chi ama il prossimo e la propria missione. Oggi, in un mondo dove il contatto è immediato, sembra incredibile pensare che per avere notizie di zia Maria bisognasse attendere con pazienza l’arrivo di una lettera internazionale, quelle buste con il bordo blu e rosso che annunciavano messaggi da lontano», ricordano i nipoti.

In abiti civili durante una visita in Cina. Entrarci in abiti religiosi avrebbe potuto significare l’arresto, secondo le rigide regole della Repubblica popolare.

La formazione e le esperienze di vita di suor Maria

Nata il 2 febbraio 1931 in una famiglia di contadini devoti, l’infanzia di Maria fu segnata dalle difficoltà della Seconda guerra mondiale. Il primo grande dolore per lei fu la partenza del fratello, arruolato e successivamente deportato in Germania dopo l’Armistizio dell’8 settembre 1943. La madre Giulia lo salutò con un rosario, esortandolo a pregare sempre la Madonna. Dopo due anni di attesa, la famiglia poté riabbracciarlo.

Un altro episodio tragico avvenne il 10 dicembre 1944, quando Maria e il padre Giuseppe si trovavano nella cascina di famiglia. Alle 9 del mattino, un attacco aereo colpì la linea ferroviaria Milano-Venezia, vicino alla loro casa. Pur scampando miracolosamente, i vicini non furono altrettanto fortunati: persero la vita una contadina di 44 anni e un bambino di 10. La loro casa fu distrutta, e la famiglia di Maria si ritrovò sfollata. «Forse fu proprio la paura vissuta in quei momenti e le preghiere elevate a far nascere in lei la vocazione che avrebbe guidato tutta la sua vita», raccontano i nipoti.

La scelta di una vita missionaria

Nel 1953, a soli 22 anni, Maria decise di dedicarsi alla vita religiosa, entrando in un convento a Vimercate. Due anni dopo, partì per l’Asia, un viaggio che la portò prima a Manila, nelle Filippine, e poi a Macao, in Cina. Qui, per una coincidenza sorprendente, incontrò don Cesare Brianza, un altro missionario salesiano di Chiari. Dopo alcuni mesi, si stabilì definitivamente a Hong Kong.

Il rito della vestizione.

«Oggi siamo colpiti dal coraggio che ha dimostrato nel lasciare la sua famiglia e la sua terra per intraprendere una missione in un Paese così lontano, in un’epoca in cui tale scelta era particolarmente rischiosa. Ma, come amava ripetere, se quello era il progetto che Dio aveva per lei, lo avrebbe accolto con fiducia, affrontando ogni difficoltà sostenuta dalla preghiera». Negli anni Cinquanta, l’area non mostrava ancora segni di modernità: Maria incontrò persone in grande povertà, spesso residenti su piccole imbarcazioni, senza opportunità per un futuro migliore. Per decenni, si dedicò alla sua missione, tornando in Italia ogni dieci anni.

«L’ultima volta che l’abbiamo vista è stata nel 2006, quando ci salutò con un abbraccio e il suo rassicurante sorriso. Con serenità ci disse che probabilmente non sarebbe più tornata, e quando il Signore l’avesse chiamata a sé, avrebbe desiderato riposare tra la sua gente a Hong Kong». E così è stato: i suoi funerali si sono svolti giovedì scorso, alle 10, nella cappella delle missioni della comunità.

«Cara zia Maria, ti ricorderemo sempre per il tuo sorriso, la tua discreta bontà e la tua instancabile generosità, proprio come appari nella fotografia che abbiamo scelto di condividere in questo ricordo», concludono i nipoti.